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Acqui Terme (Aich nel dialetto del Basso Piemonte) è un comune di 20.488 abitanti della provincia di Alessandria; sorge nella zona sud-orientale dell'Alto Monferrato, sulla sponda destra del fiume bormida, che, dopo la confluenza dei due rami dello Spigno e del Millesimo, si apre la strada verso la pianura di Alessandria, tra colline dolcemente ondulate.

Le prime testimonianze finora individuate della presenza umana ad Acqui risalgono al neolitico: un insediamento si trovava vicino al fiume Bormida in regione Fontanelle. Già nell'Età del Bronzo fu abitata da popolazioni liguri, in particolare dalle tribù degli Statielli, il cui centro principale, Carystum, si trovava probabilmente nel luogo dove sorge Acqui.Nel 173 a.C., il console Marco Pompilio Lenate li attaccò e li sconfisse in battaglia, nonostante - come dice Tito Livio - gli Statielli fossero in pace con Roma. il Senato infatti si pronunciò per la prima volta a favore di una popolazione "barbara" e decretò la liberazione ed il risarcimento degli sconfitto. Tra il II ed il I secolo a.C. si formò il centro urbano denominato Aquae Statiellae o Aquae Statiellensium, ad indicare che l'antico popolo, ormai romanizzato, non venne disperso. L'importanza della città crebbe con la costruzione nel 109 a.C. della via Emilia Scauri, che univa Dertona e Vada Sabatia (le odierne Tortona e Vado Ligure), passando per Acqui e per il Passo di Cadibona. Le sorgenti termali di Acqui, inoltre, godettero certamente di notevole prestigio. Lo scrittore latino Plinio il Vecchio le ricorda tra le più importanti del mondo romano, insieme a quelle di Puteoli (Pozzuoli) e di Aquae Sextiae (Aix-en-Provence). La città romana era dotata infatti di almeno tre impianti termali, di cui sopravvivono oggi alcuni resti. Un monumentale acquedotto, inoltre, garantiva, l'approvvigionamento di acqua comune sia per gli usi termali sia per quelli domestici e produttivi.

Archi Romani

Nel tardo impero, forse già nel IV secolo d.C., ad Acqui si sviluppò una comunità cristiana e la città fu sede vescovile, e fu sede vescovile, e fu sede di un presidio di Sarmati. il periodo post-romanico fu molto complesso per questa zona del Piemonte, fattore che portò molti villaggi all'abbandono. Questo non avvenne ad Acqui per ragioni religiose, la presenza del vescovo e turistiche, grazie alle sue fonti termali viaggiatori e amanti del genre non abbandonarono i loro propositi di trascorrere lunghi periodi di cura nella città termale.

Nel VI secolo d.C. divenne un centro del regno dei Longobardi, ma la sua epoca di massimo splendore ebbe inizio a partire dal X secolo, quando sotto la guida spirituale e politica del vescovo Guido vennero costruite la cattedrale e le nuove mura. A partire dal 1135, Acqui attirò su di sè l'attenzione dei Marchesi del Monferrato, che volevano inglobare ai propri possedimenti i suoi territori. Dopo un iniziale rifiuto, Acqui dovette consegnarsi al nemico per evitare una guerra con la città di Alessandria, appena fondata. Durante vari secoli, la città seguì il destino di chi l'aveva conquistata fino all'annessione con il regno di Savoia. Dal 1861 divenne una città del regno d'Italia e dal 1946 della Repubblica italiana. L'anno 1892 rappresentò una tappa chiave per la città visto che venne inaugurata la nuova linea ferroviaria che collegava Acqui con genova, creando i presupposti per un ottimo sviluppo turistico. Il motto della città è "arte et marte", espressione latina che indica gli aspetti che caratterizzano Acqui sin dalla sua fondazione: ingegno e forza.

Sicuramente valgono la pena di essere visitati:

  • La Cattedrale di Santa Maria Assunta fu costruita a partire dal X secolo e consacrata nel 1067 dal Vescovo guido, venerato come santo patrono della città e della diocesi. Edificio romanico a croce latina originariamente a tre navate, divenute cinque nel XVIII secolo. La facciata è stata arricchita dall'apertura di un portale maggiore scolpito opera di Antonio Pilacorte e di un rosone alla fine del XV secolo, dall'erezione del bel campanile gotico (1479) e dall'aggiunta di un pronao nel secolo XVII. L'interno presenta decorazioni settecentesche ed ottocentesche: sono notevoli, l'altare barocco di San Guido di Acqui e il trittico dell'Annunciazione o della Madonna di Monserrat del pittore catalano Bartolomé Bermejo (fine XV secolo).
  • Il Castello dei Paleologi è citato per la prima volta nel 1056; venne costruito nel XV secolo dal Marchese di Monferrato Guglielmo VII Paleologo. Con l'utilizzo della polvere da sparo, divenne inadeguato dal punto di vista difensivoe fu più volte danneggiato ed espugnato. parte del castello ospita il Museo Archeologico comunale che custodisce numerosi reperti, soprattutto di epoca romana rinvenuti nei dintorni della città.
  • La chiesa di San Pietro, nota anche come chiesa dell'Addolorata, ha origini paleocristiane. Venne quasi integralmente ricostruita tra il X e XI secolo in stile romanico quando vi si stabilì un'abbazia benedettina. Profondamente trasformata nel XVIII secolo fu restaurata (e parzialmente ricostruita in stile neo romanico) negli anni trenta del XX secolo. Restano originali la navata centrale e parte delle navate laterali, le absidi e il campanile a pianta ottagonale.
La Bollente

Piazza della Bollente si trova sul lato del centralissimo Corso italia. Qui, al centro della piazza sorge un'edicola marmorea realizzata nel 1879 dall'architetto Giovanni Cerutti da cui sgorga l'acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 C° di un'acqua sulfureo-bromo-iodica.

Poco distante dalla Bollente sorge la chiesa di San Francesco (già di San Giovanni) era anticamente collegata ad un convento francescano di cui sopravvivono, adiacenti alla chiesa, due chiostri quattrocenteschi. La chiesa fu quasi integralmente ricostruita (tranne l'abside e il campanile gotici) in stile neoclassico a metà del XIX secolo. Sulla piazza adiacente vi sono due importanti edifici: il Palazzo Comunale, già dimora dei conti Lupi di Moirano, costruito nel XVII secolo e divenuto sede municipale agli inizi del Novecento (quando fu eretta la Torre civica) e la Casa Robellini, costruita nel Cinquecento con trasformazioni settecentesche.

Visibili dal Ponte Carlo Alberto sul fiume Bormida, vi sono i resti dell'Acquedotto romano costituito da 15 pilastri e 5 archi. la struttura, uno dei simboli della città, risale all'epoca imperiale; la conduttura era originariamente lunga 13 km e attingeva l'acqua dal torrente Erro, nei pressi di Cartosio attraversando anche il territorio di Melazzo. Si tratta di una delle strutture di questo genere meglio conservate dell'Italia settentrionale. Altre importanti testimonianze del periodo romano si trovano in città, ad esempio i resti della piscina del calidarium di un impianto termale.

Piazza Italia

Nel quartiere Bagni, sulla sponda destra della Bormida, si trovano altre sorgenti termali (Lago dell Sorgenti, formato da sette fonti a 45-55 °C; fontanino dell'Acqua Marcia, ca. 20 °C). Qui, alla fine del '400 venne eretto uno stabilimento ternmale chiamato antiche Terme, distrutte nel XVII secolo da una frana. L'attuale edificio, ricostruito nel 1698 fu ampliato nel XIX secolo con l'aggiunta di padiglioni e di un intero piano. Nei pressi, si trova lo stabilimento termale Regina ed una vastissima piscina natatoria costruita nel 1927. L'altro stabilimento termale risale agli ultimi decenni del secolo XIX ed è denominato Nuove Terme (foto a destra); è collocato ai margini del centro storico, sponda sinistra del fiume Bormida, in Piazza Italia, già dedicata a Vittorio Emanuele II.

La città è famosa per le sue fiere, quella di San Guido, patrono della città, a luglio, e quella di Santa Caterina, patrona d'Italia, a novembre; a settembre, inoltre si svolge la "Festa delle Feste", che attira migliaia di turisti da tutta la regione e non solo per provare tutti i prodotti locali. La cucina è molto rinomata: sicuramente i punti forti sono la formaggetta, il filetto baciato, i funghi generali con grande attenzione al tartufo, e infine gli amaretti.

Acqui è gemellata con la vicina Genova e la greca Argostoli.

 

 

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